Davide Crepaldi

15/05/2013
by Davide Crepaldi
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A very nice day of morphology and ERP waves

As you might have seen here, we had Phaedra Royle and Karsten Steinhauer visiting the MoMo last week. It was such a wonderful day; good science, insightful discussions and, of course, fun — Phaedra and Karsten, we’ve found out, are not only great scientists, but also very nice people to spend time with. I’ve uploaded the slides of Phaedra’s talk for the Department and of all mini-talks for our open lab meeting; please take a look here.

15/05/2013
by Davide Crepaldi
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Good news for the MoMo

Two recent or current MoMoers have found a new home for the near future! Alessandra Valentini has just enrolled as a PhD student at the University of Reading; she will be working with Carmel Houston-Price on language acquisition. Starting this coming October, Federica Degno will be a PhD student in the Department of Psychology, University of Southampton, working with Simon Liversedge on eye tracking and ERP in reading. All my best wishes to both Ale and Federica; I am sure they will be assets for their new departments, and will further develop into wonderful researchers and cognitive scientists.

10/05/2013
by Davide Crepaldi
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Una riflessione si impone

Va bene le premesse elettorali. Va bene che stiamo parlando del miglior buffone di corte degli ultimi 150 anni. Va bene che il PD praticamente non esiste (il partito, intendo, non le sue poche buone teste) e può solo dire di si. Ma a tutto c’è un limite.
L’IMU a Legnano fa il 30% delle entrate di parte corrente, pari a circa 16 milioni. Per avere un’idea, più di una volta e mezza quello che il Comune spende per gli stipendi di tutti i suoi dipendenti (circa 350 persone). E, nonostante possa dare fastidio pagare tasse sulla casa, l’IMU è certamente una tra le nostre tasse più eque : il 50% dei contribuenti che ha pagato meno ha contribuito per il 16% del gettito, mentre il 6% dei contribuenti che ha pagato di più ha versato il 29% del ricavato totale (a livello nazionale). A questo va aggiunto che la metà dei contribuenti ha pagato meno di 150 Euro (sempre a livello nazionale), e a Legnano il proprietario di prima casa ha pagato in media 200 Euro (che sono da contare per famiglia, ricordiamolo, per cui la pressione fiscale individuale è in realtà di 100 Euro l’anno, nella gran parte dei casi). E noi, ragazzi, viviamo in un paese dove quasi la metà del nostro stipendio, tutti i mesi, va in tasse.

Come diceva qualche mio compagno di classe alle elementari, facciamo un bel presempio che ci si capisce meglio. Prendiamo un giovane precario (si, bastava dire un giovane, lo so…): diciamo con un co.co.co. da 1500 Euro nette al mese (che è già gran cosa di questi tempi). Diciamo che il nostro sig. Rossi è sposato, ha due figli e vive in una casa di 100 mq, la cui rendita catastale è 550 Euro (si, gliel’hanno regalata i suoi genitori, è chiaro, nessuna banca gli avrebbe mai finanziato un acquisto di questo tipo) . Il nostro sig. Rossi paga, tutti i mesi, circa 1300 Euro di tasse. 15700 Euro c.ca l’anno. Cui poi vanno chiaramente aggiunte le tasse che pagherà a conguaglio al momento della dichiarazione dei redditi. Cui va aggiunto il 10% o 21% di IVA su ogni singolo acquisto che il nostro sig. Rossi avrà fatto durante l’anno. A essere proprio cauti, il sig. Rossi avrà pagato, in totale, almeno 17000 Euro nel momento in cui starà preparando il cenone di capodanno. La sua IMU? 119,60 Euro, se il suo comune non avrà alzato l’aliquota base.

Per capirci, abbiamo un paio di tumori in stadio avanzato, e un piccolo raffreddore di stagione. E un certo signore ci sta chiedendo di prendere un Moment. E un’altra cerchia di certi signori dice che il signore di prima ha ragione.

07/05/2013
by Davide Crepaldi
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Phaedra Royle and Karsten Steinhauer…

…are visiting the MoMo tomorrow. We very much look forward to having Phaedra and Karsten with us. The plan is to catch up in the morning with an open lab meeting; then some relax over lunch and back to the Department where Phaedra will give a talk at 1PM. The title is “Morphology really is in the brain”; if you’re keen on some more details, please take a look at the abstract here — we plan to update this page with Phaedra’s slides (if she agrees, of course) and some pics of the day, so please come back and take a look soon!

28/04/2013
by Davide Crepaldi
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Rispetto delle istituzioni

Sono stanco di sentire invocare il “rispetto delle istituzioni” per difendere questo disastro. Rispetto delle istituzioni e’ prima di tutto denunciare che chi le occupa le usa per fini propri, invece che per il bene comune.

27/04/2013
by Davide Crepaldi
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Denial of channels for peaceful change

Ieri mattina ho cercato di andare al lavoro, ma non ci sono riuscito. L’università era chiusa, e io, bravo (omissis), non lo sapevo; non è che legga proprio sempre le mail “automatiche” dell’amministrazione, e stavolta mi sa che ho perso dell’informazione rilevante, per dirla alla scienziato cognitivo. Per autoconsolarmi della cazzata, sulla via di casa ho comprato un libro, “Perché le nazioni falliscono” di tali Daron Acemoglu e James Robinson. Vi si spiega, già dalle prime pagine, che la ragione del benessere (principalmente economico, ma non solo) dei popoli sta nel modo in cui la classe dirigente gestisce la cosa comune; non nel clima e nella ricchezza intrinseca di un territorio, non in fattori culturali, non nella preparazione tecnica dei governanti, ma in quanto la classe dirigente si faccia carico degli interessi comuni, piuttosto che soltanto dei propri. In particolare, si riporta un tweed di Mohammed El Baradei, diventato famoso per le sue ispezioni in Iraq quando era direttore dell’agenzia internazionale per l’energia atomica, in cui, parlando della rivolta in Tunisia, dice che il fatto scatenante e’ il “denial of channels for peaceful change”. In sostanza, i cittadini non avevano altro modo che la rivoluzione per cambiare le cose. Tipicamente, questo tipo di affermazioni fanno pensare alle dittature, a paesi in cui non si vota. E voto e democrazia vanno a braccetto, nel pensiero comune.
Ma è proprio così? Se ha ragione El Baradei, e il problema e’ che il popolo non ha mezzi per cambiare le cose, cosa dire di quei paesi dove si vota, e tuttavia la classe dirigente si sente immune dal voto? Dove, quindi, pur votando chiarissimamente in quel senso, le cose non cambiano e chi è stato spazzato via da un voto per il cambiamento quasi plebiscitario si riappropria del potere? Cambia davvero qualcosa se questo avviene attraverso un colpo di stato armato, o sfruttando una legge elettorale indegna, l’ambizione sfrenata e l’egocentrismo di un comico politico, l’astuzia (e il culo, che in queste cose ci vuole sempre) di un politico comico, e trucchetti politici di bassissima lega?
Lo dico più esplicito, così si capisce meglio. Circa 10 milioni di voti per un PD che diceva “mai più Berlusconi e il suo modo privatistico di gestire la cosa pubblica”; circa 8.5 milioni di voti per il M5S che voleva spazzare via l’intero sistema; 12.5 milioni di elettori non si sono recati alle urne. Anche facendo gli ottimisti, e pensando che la metà dei non votanti era a casa con il raffreddore (invece che per sfanculare gente di cui non ha nessuna fiducia), fanno circa 25 milioni di italiani che chiedevano qualcosa di diverso. La metà del corpo elettorale. La metà del corpo elettorale che ha cercato di usare il suo “channel for peaceful change” (di cui, grazie a dio, il nostro sventurato paese e’ ancora dotato), e si sono beccati una solenne pernacchia dalla classe dirigente.
Tranquilli, anche secondo Mohammed El Baradei e gli autori del libro questo fattore, da solo, non basta a scatenare le rivoluzioni, che sono sempre molto più complesse di qualsiasi spiegazione. Però queste riflessioni dovrebbero farci pensare un po’ più attentamente a cosa significhi la parola democrazia, e soprattutto dovrebbero suggerire ai geni che ci governano (o si illudono di farlo) qualche cautela in più quando calpestano così palesemente il volere dei loro concittadini. Caro imperatore Giorgio e fattorino Enrico, segnatevi il titolo del libro e correte in libreria.

19/04/2013
by Davide Crepaldi
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Non è la stessa cosa

Due cosette, prima di andare a dormire (e per un bel po’, mi piacerebbe). La prima è che Paolo Cosseddu è un figo. La seconda è che non è la stessa cosa. Non è la stessa cosa quando un segretario tenta, forse anche davvero in buona fede, di parlare a nome di tutto un partito, sbagliando, e quelli del suo partito si alzano in piedi e dicono a tutti gli italiani che non va bene, spiegano perché, e spiegano cosa faranno. Questa non è la stessa cosa di quando quello stesso segretario ritenta di parlare a nome di un partito, risbagliando, e quelli del suo partito, tutti, si alzano e applaudono; e poi vanno in Parlamento, e su quel cazzo di fogliettino scrivono un’altra cosa. La prima cosa è l’inizio della democrazia. La seconda è la sua fine. Finché il PD, che era e rimane una bella idea, non avrà il coraggio di cacciare a calci nel culo questa gentaglia che trama nell’ombra, l’Italia non avrà speranza.

 

17/04/2013
by Davide Crepaldi
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Ritorno al futuro

Una piccola eccezione alla regola che vorrebbe che scrivessi di lavoro in inglese, e di politica in italiano. Perché ieri ho parlato di clinica dell’afasia a un ventina tra studenti di medicina e specializzandi in neurologia, e volevo dire due parole su questo; il che evidentemente al mondo scientifico (che l’italiano non lo mastica molto…) non potrà fregare di meno.

Ma sapete che mi è proprio piaciuto? Intendo dire, non mi occupavo direttamente di afasia da un pochino, e  di clinica da ancora di più; per cui era un po’ un salto nel buio, un tornare a ragionare su quelle cose che mi hanno fatto innamorare del mio mestiere di “decodificatore della mente”, e da cui poi mi sono un po’ allontanato per andare a cercare un pochino più di controllo sperimentale. Non sapevo se riaddentrandomi in queste faccende ci avrei rivisto le ragioni dell’amore a prima vista, o quelle dell’allontanamento successivo. Bene: nettamente la prima. E mi fa molto piacere. Chissà che non sia stato una sorta di ritorno al futuro?

Tornando alla sostanza, come sempre ho caricato il materiale che ho usato nel corso dell’incontro su questo sito, più precisamente qui. Sempre come sempre, siete liberi di prendere e riprodurre il materiale (purché riconosciate la sua provenienza) o anche solo di curiosare che cosa ho raccontato.

Infine, un grazie a Valeria Isella e Ildebrando Appollonio per avermi invitato, e a Claudio Luzzatti per avermi girato molto del suo materiale didattico, da cui poi molto ho attinto.

25/03/2013
by Davide Crepaldi
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Some news from the MoMo

It’s been a quite dense couple of weeks at the MoMo, with some happy and sad news mixing up. As standard, let’s start with the sad.

Alessandra Valentini and Elena Morone have left the lab. Huge thanks are due to both, their contribution to the MoMo has been massive — in particular for Elena, who was with us since the very beginning and has tested more than a thousand people on our projects. Huge! The best of luck to both Ale&Ele!

On the sunny side, Federica Degno has got her MS in Psychology. She defended her thesis on March 18, and did such a good job that she deserved First Class with Distinction. Wonderful work, wonderful write up, and wonderful viva (not an easy one, incidentally…). So our warmest congratulations to Fede, who is now staying at the MoMo for another few months on her post-graduation internship.

I’ve also spoken these days to a number of people who might join the lab…but there’s nothing sure yet, so let’s wait for the final word to welcome some newcomers.

17/03/2013
by Davide Crepaldi
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Qualche cosa, in effetti, ieri è successa

1. il PD ha scelto di non candidare due califfi del partito alla presidenza delle Camere

2. per fare questo, qualcuno ai piani alti ha smesso di chiedersi “ma che figura ci farà il partito?”, e si è invece chiesto “ma che figura ci farà il Parlamento, e l’Italia?”

3. Laura Boldrini ha raccolto meno voti di quelli a disposizione della coalizione di centrosinistra (327 contro 345); qualche mal di pancia c’è, ma è molto lieve (grazie a dio…)

4. Pietro Grasso ha raccolto più voti di quelli a disposizione della coalizione di centrosinistra (137 contro 123). Considerato che sfidava un certo Schifani, non c’è da esaltarsi — qualche Grillino siciliano lo ha anche detto, pare, che doveva votare Grasso perché “se viene eletto Schifani, non posso più mettere piede in Sicilia”. Tuttavia, qualche voto fuori dalla coalizione lo ha preso; di questi tempi, non è poco.

5. Il centrodestra è riuscito a votare compatto Schifani. Schifani, per chi non avesse capito. 117 su 117, per chi non avesse capito. Spero che questo convinca anche gli ultimi indefessi (o solo la parte finale?) che ancora pensa a un governissimo.

Insomma, è successo che il PD qualche timido timido passo giù dal piedistallo ha iniziato a farlo. Non che si siano aperti grandi spiragli per un Governo; anzi, a dar retta a quello che vedo qui, c’è da preoccuparsi, e molto.

Ma i vertici guardano giù, da ieri. E questa è una notizia splendida.

E due presidenti delle Camere così, non li avevamo da un bel po’ di tempo. E anche questa è una notizia splendida.

Ora vediamo di non sprecarli.