Davide Crepaldi

17/05/2012
by Davide Crepaldi
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Conference plan

We’re finally seeing some output coming out of the hard lab work we’ve carried out last year. We submitted two papers over the last couple of months (and both reasonably close to publication, surprisingly), plus we’re writing these days tons of abstracts for an exciting fall conference plan. We’re trying to tell about our stuff at the next Academy of Aphsia, AMLAP, Mental Lexicon and Psychonomics. I’m looking forward to!

30/04/2012
by Davide Crepaldi
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La politica e’ piena di persone che dicono un sacco di belle cose, ma poi non le fanno. E dunque sono bugiardi (non pensavano cio’ che dicevano, e per questo non l’hanno fatto) o incapaci (pensavano davvero cio’ che dicevano, ma non sono stati in grado di farlo).
Il problema e’ che poi arrivi tu, perche’ questo stato di cose lo vuoi cambiare, e ovviamente dirai anche tu tante cose belle. Per chi non ti conosce, pero’, le tue cose belle valgono tanto quanto quelle del bugiardo e dell’incapace. E se uno non conosce la storia del bugiardo o dell’incapace, tu hai tanta credibilita’ quanto loro. E a volte finisce pure che il bugiardo e l’incapace ti danno del bugiardo o dell’incapace. E magari qualcuno gli crede pure.
Vedete anche voi che non c’e’ modo di uscire dal gorgo, se l’elettore non ha voglia di informarsi e/o non c’e’ nessuno di indipendente che gli racconta la verita’? Vedete anche voi che la democrazia e’ una bella parola, ma di difficilissima realizzazione?
Sono riflessioni amare, rinforzate da alcuni eventi dell’ultima settimana di campagna elettorale a Legnano. Detto questo, non posso che continuare a dire le mie cose belle, raccontare la mia storia con onesta’, e sperare che mi venga data la possibilita’ di dimostrare che non sono bugiardo, ne’ incapace.

18/04/2012
by Davide Crepaldi
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Research utilities

I’ve finally put on this website some of the R routines that I’ve created over the last couple of years. You can find them here. I didn’t really put too much effort in making them friendly for the general public — well, general public is a really an overstatement here, as I basically refer to experimental psychologists working outside the language domain –, so don’t have great expectations. But you never know, perhaps someone might find something useful there. I hope to be able to keep that section updated regularly, but I’m not that confident that practice will follow intentions this time…

02/03/2012
by Davide Crepaldi
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Google Scholar page

I know it’s quite ridiculous for someone whose survival depends on this stuff…but today I’ve stumbled across a Google Scholar personal page for the first time in my life. Gorgeous tool, very immediate and informative at the same time. So I decided that I was going to profit again of Google for-free policy and have my own. You can find it here and at the very bottom of my Vita page. (Incidentally — and most likely to no one’s interest –I know that Google for-free policy is by no means for free itself, being in fact in exchange of having no privacy. But this seems to me a minor issue considering that Italian tax payers are providing for my wage and so I think they’ve got the right to see how I am using their money.)

19/12/2011
by Davide Crepaldi
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A new grant in!

I’ve just been told by the ESF that I was awarded a NetWords first project grant! It’s not a huge amount of money, but I’m extremely happy because the grant will allow me to explore more in depth an idea on how to compare psycholinguistic results across different languages, which is something we’re really lacking at present. This stuff will involve a collaboration with Marc Brysbaert and Emmanuel Keuleers, which is another thing I’m very excited about. I’m coming, Gent!

06/12/2011
by Davide Crepaldi
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Testing is done for 2011!

Very nice feeling tonight. The MoMo Lab has finally finished running subjects for 2011! This was a 13 experiment year or, if you prefer, 720 subjects, 360 hours of testing, 550 Euros of participant reimbursement, 45 course credits, 78900 datapoints, and 157800 trials run in total. Most of the credit for this goes to the wonderful Elena Morone and Rocco De Marco (with substantial help also from Simona Amenta, Marco Marelli, Giuliano Polini and Eleonora Guerra). I’m feeling half proud of my wonderful lab, half anxious because now this amazing mass of data must become papers…a very challenging 2012 is coming, I am afraid.

15/11/2011
by Davide Crepaldi
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Congratulations, Federica!

Yesterday I came to know that a brilliant student of mine, Federica Degno, was awarded an Extra-Plus grant to carry out part of her master thesis research in the UK, at the University of Exeter. She will join a team, made up by Aureliu Lavric @ Exeter, Kathy Rastle @ the Royal Holloway University of London, and myself, which I’m sure is going to make exciting things on the visual identification of complex words. Congratulations, Federica, and good luck!

10/11/2011
by Davide Crepaldi
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Gelmini dà, Gelmini toglie

Fare ricerca richiede molto tempo. E in particolare la preparazione degli esperimenti, tipicamente molto più della loro conduzione, dell’analisi dei dati e della pubblicazione degli stessi.
Siccome con gli esempi si capisce sempre di più, supponiamo che io sia interessato a scoprire se i bambini con difficoltà di lettura (la famigerata Dislessia Evolutiva) siano più bravi a leggere i sostantivi piuttosto che i verbi; non starò qui a spiegarvi nel dettaglio il perché, ma la faccenda ha una certa rilevanza teorica. Bene, l’esperimento è piuttosto ovvio: prendiamo dei bambini con Dislessia Evolutiva e facciamo leggere loro nomi e verbi, e poi magari facciamo fare lo stesso compito a dei bambini senza Dislessia Evolutiva per vedere se i risultati ottenuti sono specifici del disturbo o semplicemente una tendenza generale di tutti i bambini. Ci sono un bel po’ di cose da fare a questo punto. Intanto, trovare dei nomi e dei verbi da fare leggere. Dovranno essere un bel po’ — diciamo almeno 80 e 80 –, altrimenti i risultati non saranno sufficientemente affidabili. Dovranno poi essere comparabili per tutta una serie di caratteristiche: se i nomi infatti saranno tutti lunghi e i verbi tutti corti, per esempio, qualsiasi risultato potrebbe essere attribuito alla lunghezza piuttosto che alla classe grammaticale. Fatto questo, bisognerà preparare il cosiddetto “script” per l’esperimento, cioè il modo di presentare gli stimoli ai partecipanti: tipicamente, questo passaggio richiede di trovare il software informatico adatto, programmare la presentazione degli stimoli, testarla sui computer che poi verranno effettivamente usati per la raccolta dei dati e garantirsi che tutto funzioni come deve (ad esempio, che ci sia un’accuratezza temporale adeguata nella presentazione degli stimoli e nella registrazione dei tempi di risposta). Quindi bisognerà trovare i bimbi disposti a partecipare all’esperimento, il che significa prendere contatti con le scuole, spesso organizzare una convenzione formale con le stesse, mettere in piedi un protocollo di pre-test per decidere quali bambini hanno la Dislessia Evolutiva e quali no, trovare chi somministrerà questo pre-test, ecc.. Insomma, un sacco di lavoro. Considerate poi che per garantire un output di ricerca adeguato, ciascun ricercatore non può certo permettersi di fare un solo esperimento per volta; tipicamente ciascuno ne ha in piedi almeno 7-8 contemporaneamente, e ciascuno richiede quegli stessi passaggi illustrati sopra.
Come sopravvive dunque il ricercatore? Come trova il tempo di realizzare tutto quello che ho raccontato sopra, e al tempo stesso tenersi informato con i nuovi articoli sempre in uscita, la programmazione degli esperimenti successivi, ecc.? La risposta è semplice: se è bravo e ha ottenuto un finanziamento per la ricerca in questione, delega tutti i passaggi di cui sopra ad un professionista chiamato Research Assistant, il quale è di solito un fresco laureato con un po’ di esperienza sperimentale, ma non ancora la competenza e l’autonomia per fare ricerca da sé.
Dovrebbe dunque essere chiaro che senza questa figura è un casino: il ricercatore finirebbe per fare un esperimento per volta, e non avrebbe tempo per leggere, pensare, scrivere…insomma, per sviluppare il progetto e programmare il futuro.
Ora, supponiamo che quel ricercatore sia un giovane alla prima esperienza di direzione di un laboratorio di ricerca. E mica uno qualsiasi: uno di quelli che ha ricevuto dal ministero mezzo milione di Euro per mettere in piedi il suo laboratorio, perché ritenuto essere un giovane molto promettente, uno che se gli dai i mezzi si costruisce una carriera brillante e magari ti scopre anche qualcosa di utile per la comunità. E mica i soldi il ministero glieli ha dati così sulla fiducia; egli ha infatti ottenuto il finanziamento in un bando in cui la percentuale di successo è stata del 2,3% (42 ricercatori finanziati sui 1804 richiedenti). Insomma, uno dei circa 42 giovani scienziati più promettenti, in tutta Italia, in tutti i campi del sapere.
Bene, voi direte, mica la Gelmini sarà così stupida da dare a questi giovani — tra l’altro, molti meno di quelli che meriterebbero — un barlume di speranza per il futuro (tradotto, un gruzzoletto dei soldi che noi tutti le abbiamo affidato pagando le tasse), e poi leverà loro la possibilità di usarli bene nell’interesse di tutti impedendo loro di assumere un Research Assistant… E invece no, perché loro sono creativi: e proprio questo anno fatto. Con la legge 240/2010 si è infatti stabilito che un requisito indispensabile per essere assunti con il contratto del Research Assistant (qui a Milano-Bicocca chiamato “Borsa di Studio per Giovani Promettenti”) sia l’essere iscritti ad un corso di Dottorato; insomma, si vorrebbe che questi contratti finissero in mano a giovani che, essendo iscritti ad un Dottorato di Ricerca, hanno già i loro progetti da seguire. Siccome anche questi progetti ovviamente richiedono le stesse attività illustrate sopra, mi si spiega come queste persone potrebbero anche fare bene il lavoro del Research Assistant sui progetti di qualcun altro? E’ ovviamente impossibile. Esiste una soluzione che la Gelmini non ha (ancora?) precluso ai ricercatori, ed è quella di assumere il Research Assistant con un contratto a progetto; nulla di male, ovviamente, se non che su questi contratti il datore di lavoro (formalmente sempre l’Università presso cui il ricercatore lavora) deve pagarci le sue tasse…e da dove arrivano i soldi che pagheranno queste tasse? Ma ovviamente dal finanziamento del ricercatore stesso, il quale quindi viene decurtato a posteriori, senza nessuna giustificazione legata ai risultati del lavoro.
Insomma, la Gelmini ti dà X euro per fare il tuo progetto. Questi X euro servono anche per assumere un Research Assistant. Ma poi ti dice “no, guarda che il Research Assistant non lo puoi più assumere come hai fatto fino a ieri, devi fargli un Co.Co.Pro.”. Il che significa che io lo stesso identico contratto lo pago il doppio sui miei fondi, il che ovviamente riduce la possibilità di svolgere la ricerca che uno si era prefisso di fare (io, ad esempio, non potrò pagarmi un Research Assistant per l’ultimo anno di progetto, date le nuove regole).
Ma se i soldi non c’erano, non potevate semplicemente dirlo prima? O se, più probabilmente, di ricerca e Università non sapete un accidente, non potevate andare avanti a fare quelli che stavate facendo così bene nella vostra vita, invece di venire a rovinare le nostra? Con le speranze dei giovani è bene non giocare.

17/10/2011
by Davide Crepaldi
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Due pensieri su Roma

Due brevissime riflessioni sui fattacci di sabato a Roma.
Primo, mi faceva un po’ ridere (o forse piangere) che i giornalisti dicessero spesso qualcosa del tipo “peccato, le devastazioni oscureranno le ottime ragioni dei protestanti”. Ma come, ma non siete voi stessi, giornalisti, a decidere i titoli dei giornali e dei TG? Non siete voi che aprite con nove colonne sui black bloc? E allora che senso ha che voi diciate “peccato, nessuno racconta della protesta pacifica”? Non bastava raccontare dei fattacci in modo coinciso e meno sensazionalistico, e quindi raccontare approfonditamente le ragioni di uno dei movimenti di giovani piu’ ampi che si siano mai visti in Italia. Ho la vaga impressione che l’audience e la tiratura c’entrino qualcosa qui…
Secondo, mi faceva piangere (e qui da ridere non c’e’ proprio nulla) lo scaricabarile tra le autorita’. Alemanno che accusava (giustamente!) Maroni, come se l’autorizzazione alla manifestazione — e dunque il dovere di controllare che tutto fosse stato fatto come si doveva dal punto di vista della sicurezza — non fosse passato dalle sue mani. Maroni che oltrepassa il limite del ridicolo (e del tollerabile) dicendo che le forze dell’ordine sarebbero state bravissime perche’ non c’e’ scappato il morto: come se di fronte alla casa crollata un capofamiglia si congratulasse con il costruttore perche’ le fondamenta non si sono sbriciolate.
E in mezzo a tutta questa inettitudine (nella migliore delle ipotesi, perche’ nella peggiore ci sarebbe il dolo), migliaia di giovani, per affinare i cui talenti lo stato ha speso miliardi, abbandonati a se’ stessi: senza un lavoro degno, senza futuro, senza giustizia e, da ieri, senza neanche la possibilita’ di dire a tutti gridando quanto sono incazzati.
Vergogna!

13/10/2011
by Davide Crepaldi
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Basta compromessi!

Il nostro mondo (o per lo meno quella piccola parte con cui mi scontro io tutti i giorni) e’ stato corrotto dalla cultura del compromesso. I vecchiardi che lo governano, formalmente o informalmente, sono troppo giovani per ricordarsi cosa ha permesso a questo misero paese di fare l’unico vero miracolo della sua storia, e cioe’ rinascere dopo il disastro della seconda guerra mondiale: l’amore per le idee, e per la Giustizia. Quell’amore che faceva scrivere a Sandro Pertini (solo per citare un esempio) una lettera dura di delusione e tristezza a sua mamma (guardate al numero 39 di questo link), la quale aveva chiesto per lui la grazia al regime: ma come puoi pensare, mamma, che io accettero’ mai la grazia dai fascisti? Non e’ possibile rinnegare le mie idee, qualunque sia la conseguenza cui esse mi porteranno. Vedete, le azioni erano giuste oppure no in se’ e per se’; per le idee che le muovono, non per le loro conseguenze.
Oggi invece quasi tutta la classe dirigente di questa povera Italia (dai politici, ai capitani d’industria, ai professori universitari) ritiene un’azione giusta se porta alle conseguenze desiderate, e quindi fare una certa e’ giusto in un contesto, ma sbagliato in un altro. Le azioni furbe, dunque, non quelle giuste. E, da qui, la scomparsa delle idee, il disorientamento, la vita sociale come un teatrino o un tabellone di Risiko invece che come il luogo delle relazioni franche e della realizzazione del se’ in armonia con gli altri.
E’ sparito il noi, rimangono solo tanti io. Torniamo a chiamare giusto il giusto, e non il conveniente